Psicoeducazione: gli attacchi di panico

Cosa sono: I sintomi più tipici sono: paura, capogiri, sensazione di svenire, senso di soffocamento, dispnea, paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo, iperventilazione.

Perché accadono: Esiste una vulnerabilità individuale (cioè una maggiore ansia di base) allo sviluppo di questo disturbo. Il primo attacco di panico può insorgere in momenti di vita particolarmente stressanti sia dal punto di vista fisico sia psicologico.

Cosa succede dopo: In alcune persone in seguito all’insorgenza di un attacco di panico insorge la paura che l’attacco possa ripresentarsi per cui possono iniziare ad EVITARE la situazione in cui si è verificato ed ad evitare mano mano anche altre situazioni (per esempio autobus, metropolitana, guidare la macchina, centri commerciali etc.) perché si teme che l’attacco possa verificarsi nuovamente e di non essere in grado di farvi fronte. Alcune persone possono anche adottare comportamenti protettivi come farsi accompagnare da altre persone nei luoghi temuti, tenere con se dei farmaci o cercare di distrarsi. La paura dell’attacco di panico e gli evitamenti possono compromettere la qualità di vita dell’individuo, vi sono persone che arrivano a non uscire più di casa per la paura dell’insorgenza degli attacchi di panico.

Cosa dice lo psicologo: Quando una persona si trova in situazioni stressanti o pericolose attiva una risposta fisiologica detta di “attacco o fuga” (es. respiro più frequente, aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, sudorazione etc) che serve a preparare l’organismo ad essere pronto e rapido nel reagire al pericolo. Questa è l’ansia utile che ci aiuta ad affrontare situazioni pericolose o se non siamo di fronte ad un pericolo fisico a fronteggiare situazioni che richiedono impegno (per esempio superare un esame o a svolgere un lavoro importante).  La risposta di attacco e fuga era particolarmente utile nelle condizioni di vita dei nostri antenati che erano colme di pericoli fisici ma può essere problematica quando si attiva troppo facilmente o nel momento sbagliato come succede nel mondo moderno. In chi soffre ti attacchi di panico si verifica un’attivazione della risposta di attacco o fuga con molta facilità. Può succedere che uno stimolo innocuo come un pensiero (es. se dovessi sentirmi male in questa situazione non potrei chiamare aiuto)  o un sintomo fisico (es. accelerazione del battito cardiaco) facciano interpretare una situazione come minacciosa provocando ansia e che le sensazioni fisiche dell’ansia (risposta di attacco e fuga) vengano interpretate in maniera minacciosa (es. se mi sento in ansia vuol dire che c’è un pericolo reale) e da qui l’aumento dell’intensità dell’ansia e l’insorgenza dell’attacco di panico che può portare poi agli evitamenti. Chi soffre di attacchi di panico quindi pensa che siano le situazioni ad avere attivato  le sensazioni fisiche dell’ansia ma in realtà è l’interpretare in maniera minacciosa tali sensazioni a provocare l’ansia e l’attacco di panico. Chi soffre di attacchi di panico tende inoltre (in conseguenza dell’insorgenza dell’attacco di panico) a diffidare e preoccuparsi molto anche alla minima sensazione d’ansia, anche quella utile, ed ad evitarla.

Cosa fare: Per fortuna è possibile trattare gli attacchi di panico attraverso la psicoterapia che ha lo scopo di insegnare a gestire l’ansia e “smontare” i meccanismi che mantengono gli attacchi di panico.

Miti da sfatare: Soffrire di attacchi di panico non significa essere “matti” ma anzi a tantissime persone capita di averli. E’ normale esserne spaventati perché le sensazioni provate sono molto sgradevoli anche se non pericolose. La mente è qualcosa di cui prendersi cura così come ci prendiamo cura del nostro corpo per cui è importante ascoltarsi e affrontare le nostre problematiche. In questo caso pensare sono fatto così e devo accettare il mio problema può essere controproducente perché ci impedisce di modificare qualcosa che ci provoca sofferenza e che invece potrebbe essere superata.